venerdì 23 marzo 2007

un giorno che mi ha cambiato la vita




Sono passati più di sette anni ormai da quel giorno di luglio. Era un giorno caldissimo, con il sole a picco a rendere i colori netti, che faceva sembrare la città una pittura dei macchiaioli, solo poco più ariosa per la spaziosità dello sguardo.

Non si potrebbe proprio dire che me lo ricordi bene quel giorno, come tutti gli altri della vita piano piano svanisce il ricordo, e rimangono le sensazioni. Certo ricordo il fatto, ma non i particolari.

So solo che era un giorno come gli altri, nel bel mezzo della settimana ed io, ancora in città me ne stavo andando in facoltà.


E poi ovviamente ci sono quelle scene che rimangono impresse, quelle che non ti laverai mai via dagli occhi, e ce ne furono, come negarlo!, quel giorno, almeno un paio sono qui dentro e quando mi tornano in fronte mi sento sempre inadatto a vivere nella società, fuori dal vostro mondo e dal vostro modo di vedere; ma questa differenza è invisibile a voi, sta tutta dentro di me, e per fortuna, altrimenti adesso non sarei qui.



E ricordo ancora che per giorni e giorni continuavano ad apparirmi davanti agli occhi quelle due o tre scene corroborate di particolari, forse sono stati mesi….ma poi piano piano il tempo appanna le nostre immagini ed i vivi particolari sono diventati vaghi e sbiaditi lasciando lo spazio a quelle due o tre scene concettuali, che segnano la mia vita, che la rendono cambiata, per tatuarsi sempre più a tinte forti dentro di me.

E ricordo che in seguito più di ogni mio pensiero mi urtava terribilmente lo sguardo della gente su di me, chiunque incontrassi, come se potesse leggermi in faccia tutta la gravità del mio delitto, i loro occhi mi ossessionavano come il battito del cuore ossessionava Poe, poi passavano avanti, ma io ero già sull’attenti sospettoso per il successivo.

E ricordo su tutto, quanto fossi preso dallo strazio quando, ignare, le persone a cui volevo bene mi trattavano come mi trattavano il giorno prima, mentre io mi sentivo così diverso! E nella mia mente piangevo ed urlavo perché, perché mi tratti così da bravo bambino non riesci a vedere quello che ho fatto?!!? …ma fuori niente di tutto ciò traspariva, impassibile, con espressione immutabile me ne stavo seduto al tavolo.

E poi piano piano la cura del tempo si portò via anche questo, ed io, fingendo che niente fosse mutato ricominciai lentamente ad uscire, a lavorare, (solo la facoltà l’abbandonai…non riuscivo a tornare senza angoscia…..)

a vivere come se niente fosse, come se mai io avessi ucciso una persona.

Solo ogni tanto i ricordi tornano alla mente, e fanno male. Sì, fanno male. E portano con loro pensieri come questi.




3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho capitooooooooo tutto!!!!!
Sei tu che, quando non avevi ancora cambiato sesso, hai ucciso quel poveretto buttandolo di sotto dalle scale!
Meno male che poi è magicamente risorto!!!!!!!!!

sil ha detto...

l'ultima foto è qualcosa di incredibbbile

very compliments :P

Anonimo ha detto...

ahahahah! si, grazie!