
Tanti fogli bianchi. Tanti, tanti fogli bianchi e come al solito io ho desiderio a riempirli tutti, a trovarci una storia che vada fino in fondo.
Perchè ancora non posso leggervela, ma quando sarà finita l'avrò letta. Non importa quale che sia la storia, questa deve apparire sulla carta, non può rimanere immacolata ed inutilizzata.
Tanti fogli bianchi sono da delineare con freghi eleganti d'inchiostro, qualsiasi cosa essi dicano. E qualsiasi cosa essi dicano una volta finito, ciò non mi apparterrà più, ma sarà pronto per essere divulgato e letto da sconosciuti; così il testo sia arricchisce e si edifica, con critiche e commenti, come un libro già letto, che passa di mano in mano, che ha già insegnato ed ha già significato qualcosa per altri sconosciuti, e adesso arricchito delle loro note chissà cosa di tanto simile o differente insegnerà a me, significherà per me.
Le biblioteche sono luoghi di mormorio continuo, di dialogo tra persone, di scambio di ricordi.
Allora quando questi scritti torneranno all'autore cosa gli diranno di nuovo e non compreso nel significato primo che lui stesso ha estrapolato.
Scrivere e lasciar leggere equivale alla volontà di farsi analizzare da mille psichiatri sconosciuti, ognuno dei quali con parole di verità trova in te un aspetto diverso: ora tocca il tuo animo più nascosto e verecondo, ora ti mostra con crudità ciò che non ti sembra di essere.
Scrivere è conoscersi, leggere è comprendersi. Quando io avrò il coraggio di lasciar leggere le mie cose?
Ciò che mi emoziona non è la lettura dello sconosciuto, che anzi sarei curiosa di sapere cosa ha interpretato di me; ciò che mie emoziona è la lettura di chi a me vicino, di chi mi conosce fisicamente e non mi comprende; e ancora mi emoziona dichiarare così apertamente, sbandierando ogni minima parte di me alle persone a me più care: questa non è ipocrisia, è soltanto la paura a mostrarmi nella totalità, a portatre scritto il mio sentimento senza la minima attenuante sotto gli occhi di coloro a cui è rivolto; la mia è la paura di essere rifiutata e presa in giro per quello che provo, per questo lo tengo solo per me ed ho sempre pensato che mai qualcuno avrebbe letto.
Riconosco che c'è un certo infantilismo in questo, ma ho sempre più bisogno di scrivere e soprattutto di essere letta.
Io non cerco un pubblico o una pubblicazione, cerco soltanto uno sfogo, e questa è la mia via e probabilmente tale rimarrà.
Non posso astenermi dallo scrivere, qualsiasi cosa; non posso astenermi dal segnare con mano la carta o qualsiasi altra superficie; non posso astenermi dal pensare, dal ragionare, dall'annotare i miei pensieri; ma quello che veramente mi muove è il bisogno viscerale di muovere la mia mano e tracciare segni di qualsiasi tipo.
E' un impulso irresistibile che proviene da mente e cervello e tanto è forte che quando sono a corto di frasi nella mia testa scrivo testi, di altri. Li scrivo, quelli che conosco a memoria. Così per breve tempo posso sedare il mio bisogno, ma non c'è paragone con lo scrivere quello che ho in testa.
La mia grafomania è ben strana, ma non ho modo di combatterla: adoro il candore della pagina, la vera spinta, la forma della penna che invita alla scrittura; i segni eleganti ed intricati che essa è capace di lasciare, le calligrafie particolari. Adoro l'odore dell'inchiostro e non conta il colore; la falcata che la penna compie sulla carta è una danza menadica che non può essere fermata.
Solo la pagina che io vedo ormai riempita, informicata in sinuose linee mi dà pace. Allora io mi sento bene, mi sento completamente realizzata.
Ed ora io l'abbandono soltanto perchè una forza maggiore mi chiama, e perchè finalmente sento la mia testa svuotata, libera. Tutto quello che la riempiva è stato finalmente segnato, in parole impresse che non hanno significato. Ma chissà qual'è il loro senso? Io lo ignoro ma se qualcuno avrà mai la buona creanza di dirmelo la sua opinione è, quale che sia l'ora che arrivi, ogni giorno ben accetta.
Io ho bisogno dello scambio di pensieri provenienti da altrui teste, è questo che mi manca veramente; ma mi rendo conto di essere quasi incapace pi esprimere i miei, almeno a voce. Così so che questo non può avvenire. Allora l'unico dialogo che mi rimane è quello con me stessa.
