martedì 30 gennaio 2007

the reason why


Tanti fogli bianchi. Tanti, tanti fogli bianchi e come al solito io ho desiderio a riempirli tutti, a trovarci una storia che vada fino in fondo.
Perchè ancora non posso leggervela, ma quando sarà finita l'avrò letta. Non importa quale che sia la storia, questa deve apparire sulla carta, non può rimanere immacolata ed inutilizzata.

Tanti fogli bianchi sono da delineare con freghi eleganti d'inchiostro, qualsiasi cosa essi dicano. E qualsiasi cosa essi dicano una volta finito, ciò non mi apparterrà più, ma sarà pronto per essere divulgato e letto da sconosciuti; così il testo sia arricchisce e si edifica, con critiche e commenti, come un libro già letto, che passa di mano in mano, che ha già insegnato ed ha già significato qualcosa per altri sconosciuti, e adesso arricchito delle loro note chissà cosa di tanto simile o differente insegnerà a me, significherà per me.
Le biblioteche sono luoghi di mormorio continuo, di dialogo tra persone, di scambio di ricordi.
Allora quando questi scritti torneranno all'autore cosa gli diranno di nuovo e non compreso nel significato primo che lui stesso ha estrapolato.

Scrivere e lasciar leggere equivale alla volontà di farsi analizzare da mille psichiatri sconosciuti, ognuno dei quali con parole di verità trova in te un aspetto diverso: ora tocca il tuo animo più nascosto e verecondo, ora ti mostra con crudità ciò che non ti sembra di essere.

Scrivere è conoscersi, leggere è comprendersi. Quando io avrò il coraggio di lasciar leggere le mie cose?
Ciò che mi emoziona non è la lettura dello sconosciuto, che anzi sarei curiosa di sapere cosa ha interpretato di me; ciò che mie emoziona è la lettura di chi a me vicino, di chi mi conosce fisicamente e non mi comprende; e ancora mi emoziona dichiarare così apertamente, sbandierando ogni minima parte di me alle persone a me più care: questa non è ipocrisia, è soltanto la paura a mostrarmi nella totalità, a portatre scritto il mio sentimento senza la minima attenuante sotto gli occhi di coloro a cui è rivolto; la mia è la paura di essere rifiutata e presa in giro per quello che provo, per questo lo tengo solo per me ed ho sempre pensato che mai qualcuno avrebbe letto.
Riconosco che c'è un certo infantilismo in questo, ma ho sempre più bisogno di scrivere e soprattutto di essere letta.

Io non cerco un pubblico o una pubblicazione, cerco soltanto uno sfogo, e questa è la mia via e probabilmente tale rimarrà.
Non posso astenermi dallo scrivere, qualsiasi cosa; non posso astenermi dal segnare con mano la carta o qualsiasi altra superficie; non posso astenermi dal pensare, dal ragionare, dall'annotare i miei pensieri; ma quello che veramente mi muove è il bisogno viscerale di muovere la mia mano e tracciare segni di qualsiasi tipo.
E' un impulso irresistibile che proviene da mente e cervello e tanto è forte che quando sono a corto di frasi nella mia testa scrivo testi, di altri. Li scrivo, quelli che conosco a memoria. Così per breve tempo posso sedare il mio bisogno, ma non c'è paragone con lo scrivere quello che ho in testa.
Io devo necessariamente scrivere quello che ho in testa; mi chiedo perchè e prego qualcuno di fornirmi la risposta al più presto se ne ha un'ipotesi.

La mia grafomania è ben strana, ma non ho modo di combatterla: adoro il candore della pagina, la vera spinta, la forma della penna che invita alla scrittura; i segni eleganti ed intricati che essa è capace di lasciare, le calligrafie particolari. Adoro l'odore dell'inchiostro e non conta il colore; la falcata che la penna compie sulla carta è una danza menadica che non può essere fermata.
Solo la pagina che io vedo ormai riempita, informicata in sinuose linee mi dà pace. Allora io mi sento bene, mi sento completamente realizzata.

Ed ora io l'abbandono soltanto perchè una forza maggiore mi chiama, e perchè finalmente sento la mia testa svuotata, libera. Tutto quello che la riempiva è stato finalmente segnato, in parole impresse che non hanno significato. Ma chissà qual'è il loro senso? Io lo ignoro ma se qualcuno avrà mai la buona creanza di dirmelo la sua opinione è, quale che sia l'ora che arrivi, ogni giorno ben accetta.

Io ho bisogno dello scambio di pensieri provenienti da altrui teste, è questo che mi manca veramente; ma mi rendo conto di essere quasi incapace pi esprimere i miei, almeno a voce. Così so che questo non può avvenire. Allora l'unico dialogo che mi rimane è quello con me stessa.

lunedì 29 gennaio 2007

tanto per ridondare...

Ribadisco, che le scritte ci sono, anche se non sembra così, datemi pure dell'imbecille e tiratemi quante altre infamate volete....!

Per chi si fosse messo in contatto solo ora: alcuni brani di Clorilla sono editi con caratteri criptati (l'equivalente dell'inchiostro simpatico su carta) a tutela della privacy dei personaggi interessati e soprattutto della mia incolumità! ;P

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode X, and the last: quello che tutti stavate aspettando -adesso potete dire finalmente! non se ne poteva più!

Finiamo ormai di narrare l’orrendo accaduto, come ben sapete la parte più terribile della storia deve ancora giungere; potrei anche interrompermi qui, il resto, come tutta la storia di Clorilla, è infatti tristemente noto. Sono riuscito nell’intento di dimostrarvi che le sue colpe sono quelle di due generazioni, non solo le sue e quelle dello scellerato compagno; in futuro siate più magnanimi nei vostri giudizi, e tramandate questa storia, al fine di illuminare in proposito le menti di altri.

Ma ormai manca così poco alla conclusione che sarebbe inutile lasciarvi col fiato sospeso, so che ci si commuove ogni volta ascoltando e narrando questa leggenda perciò inserirò il tragico finale.

Durante i mesi della gravidanza, che era stata tenuta nascosta a tutti, negli animi dei due giovani ed inesperti coniugi cresceva sempre più un senso di disagio, di smarrimento e di colpa; entrambi cominciarono a pentirsi di aver preso la decisione di dare alla luce il figlio del peccato.

Così il giorno del parto, guardandosi negli occhi entrambi capirono cosa l’altro pensava e presero l’unanime decisione di morire insieme; non trovarono però il coraggio di uccidere la piccola creatura appena nata, che rimase esempio tangibile di quello che fu; era una bambina e venne chiamata Jennifer Lopez.

Purtroppo per la progenie la vendetta della dea Athena non era ancora stata del tutto compiuta; per le colpe dei genitori, che si uccisero un momento dopo la sua nascita, e quelle degli avi, la piccola Jennifer fu destinata a vivere per sempre nella sventura. La sua storia è ancora poco nota, verrà un giorno in cui avrò occasione di narrarvela; è una storia molto differente da quella dei genitori che ci porta fuori dalla leggenda, in altri luoghi dove si incontrano differenti culture.

Spero vivamente che questo racconto vi abbia aperto gli occhi sulla vita di Clorilla, molto probabilmente conoscevate la storia in altre forme, poiché il mito per via orale si tramanda e si trasforma. Quello che vi ho scritto non è leggenda è la verità sulla sua storia, attendibile ed oggettiva. Diffondete la voce e date nuova fama al nome di Clorilla.


lunedì 22 gennaio 2007

COSA C'ERA PRIMA DI ME? 16.febbraio.2006

Riprendere le parole. Quanto vorrei riuscire a toccare ancora una volta l'intensità di alcune di queste pagine, quanto vorrei tornare a riflettere, analizzare, rendere utilizzabile al lettore (all'ipotetico quanto utopico lettore che mai avrò) il filo del ragionamento, per quanto contorto sia, la sua conclusione, o le questioni che questo solleva.

Ma la malinconia di ciò che ho perduto, di ciò che ho dovuto lasciare per il dovere ineluttabile di rimanere su questo treno e che non ha potuto seguirmi ha preso il loro posto. Quanta difficoltà nell'esprimermi ma a poco a poco il legame tra le parole tornerà chiaro.
E mi chiedo perchè tutto questo non ha potuto seguirmi, perchè non ho potuto afferrarlo prima che io fossi portata così lontano in velocità, e mi sembra di essere così lontano! Ma non so effettivamente quanto io possa essere lontano, perchè dovevo essere pronta ad osservare le immagini degli eventi che si avvicendavano l'uno sull'altro ai finestrini, mentre questo terribile treno continuava la sua folle corsa.
Mi chiedo se potrò un giorno recuperare tutto questo o ritrovarlo, perchè ho bisogno di pensare, pensare ai miei gesti quotidiani per vivere, dargli un senso, trovargli una collocazione spazio-temporale che permetta di motivarli; non posso, non è umano per me vivere nell'angoscia di azioni compiute a tentoni; non ce la faccio.

Ed è proprio l'angoscia a regnare su questo treno, non viaggio sola, ma con tanti spaventati quanto me che cercano una soluzione in preda all'isteria, ed altri, i più disillusi, ormai si lasciano trasportare con gli occhi fissi al vetro. Quello che vedono è un'immagine, solo un'immagine! Pura percezione....bloccati sul treno non c'è modo di verificare che esista!

Ed anch'io sono qui dentro insieme a tutti gli altri, costretta a guardare il finestrino, capire cosa accade e reagire, in un tempo tanto breve perchè il treno non ferma la sua folle corsa!
Così con le immagini che si conseguono incessantement,e io sono tanto impegnata da non sapere più se ho vissuto o no, se sono davvero solo immagini quelle che ho visto, se quella era davvero la mai vita, e lo era, ed io non ho potuto riflettervi, elaborarla, farla mia, darle un senso seppur solo nella mia mente, perchè davvero questa era troppo veloce!





Allora, allora scaturisce l'angoscia, l'angoscia della costrizione ad andare avanti senza potersi guardare indietro, senza imparare, continuando a ripetere i propri errori, diventando sempre più egoisti e menefreghisti. E' l'angoscia per non potersi ribellare alla velocità del treno, per non riuscire a trovare il modo di farlo scorrere più lento; c'è chi impazzisce fino all'isteria, e c'è chi rinuncia fino alla lividezza.


Io sono tra quelli che si rifiutano di credere che non c'è modo, e mi avvicino piano piano, inconsciamente, alla pazzia; io ancora credo che, se proprio il treno non possa essere fermato, si possa ancora trovare un rischioso modo di gettarsi dal finestrino; certo si rischia la rovinosa caduta della fine, ma ne varrebbe la pena.
Solo in questo caso si potrebbe riuscire a sapere se quello che vediamo da dentro al di là del vetro è pura apparenza, che ci viene freneticamente, quasi al soffocamento, gettata negli occhi, o se a queste immagini corrisponde una realtà tangibile e solida sulla quale puoi stare in piedi fermo. Oppure se abbandonando un treno si finisce su un altro equivalente, o, con un di fortuna, su di uno che ha minore velocità.
....non c'è vita sul treno, non è umano vivere viaggiando a quella velocità, non c'è alternativa tra scendere o morire. Quindi io devo trovarla questa via di fuga, per poter fare mia la mia vita, mia e di chi voglio io, non regolata alla velocità eccessiva del treno.

Solo in momenti come questi il treno si ferma permettendoti di fare il punto su dove sei arrivato, sul viaggio fin qui compiuto....ma ormai gli eventi sono andati persi, non si sa più cosa si è visto, ma ne rimane la sensazione, come di un sogno.

A non pensare si riesce a tirare fuori il peggio di , quello che si vede della gente di solito, credo che qui ci sia qualcosa della parte migliore di me.

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode IX

Vivendo insieme, il giovane infatti aveva offerto ospitalità a Clorilla proponendole di continuare il viaggio quando avesse avuto più indizi, i due cominciarono ad amarsi; stando così le cose però, Clorilla non aveva ancora rivelato al suo compagno di dove essa provenisse; ma una volta, presentendo il matrimonio, ella decise di dirglielo.

Finito il racconto al ragazzo vennero in mente delle storie della madre, che lui aveva sempre preso come favole, a proposito del padre che non aveva mai conosciuto. Queste storie narravano del padre come di un fedifrago traditore con una sgualdrina crinierata, che in un certo qual modo, senza saper spiegarsi perché gli ricordava la sua ragazza.

Potete capire quanta ingenuità, quanta innocenza ci fu in quell’amore giovanile? Potete capire quanto dolore, quanto risentimento, tutta la grandezza della disgrazia alla scoperta che venne?

Udito quello che quest’ultima aveva da dirle, improvvisamente gli furono chiare anche le favole della madre; capì che Clorilla era la sua sorellastra, infatti quel ragazzo… era Leonardo di Caprio.

A questa terribile rivelazione i due si sentirono completamente svuotati e pieni di mestizia, entrambi non sapevano cosa fare, le emozioni di terrore, di tristezza erano troppo forti in entrambi. Gli occhi di Clorilla si empirono di lacrime, perché lei sapeva una cosa che ancora Leonardo non sapeva, e perciò egli pensava ci potesse essere un rimedio all’amare la propria sorella, ma non c’era rimedio umano alla terribile vendetta di Athena.

Clorilla invece sapeva bene che non c’era rimedio, e lo disse al suo amato fratellastro; non c’era rimedio poiché ella aspettava un bambino. A quest’ennesima rivelazione il giovane si sentì mancare, ma ritrovata un po’ di presenza di spirito prese la decisione di rimanere vicino alla ragazza, capendo che la loro vita era ormai comunque conclusa ( strano vero che Leonardo di Caprio possa aver preso una decisione tanto intelligente? Siete stupiti? Infatti lui in realtà era molto stupido, aveva ereditato quasi tutta la stupidità del padre, che si trasmetteva per via maschile; ma in questa occasione era stato spinto da l’ Amore, questo certe volte fa apparire intelligenti anche gli stupidi. E poi come potete aver pensato che il suddetto L. di C. fosse stato rispettabilmente intelligente? Secondo voi Clorilla poteva innamorarsi di uno anche solo mediamente intelligente?! )


martedì 16 gennaio 2007

ATTENZIONE!!

devo riuscire a capire perchè al posto di tante paroline bianche qui sotto mi pubblica una pagina completamente nera!
e non è perchè ho scritto di nero! ....sarebbe troppo facile ( ed io troppo stupida ) intanto tenetevelo così, anche se non ve ne fate di niente.

...potete sempre selezionare tutto e leggerlo evidenziato, che ho appena scoperto si vede, e ciò è molto molto grave! soprattutto perchè vuol dire che sono stupida io!

ma no, è inchiostro simpatico! provate a spremere un pò di limone sul vostro monitor!

domenica 14 gennaio 2007

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode VIII

La fanciulla era fuggita durante la notte decisa a scoprire chi fossero o chi fossero stati i suoi genitori e senza indizi si incamminò verso la città.

Andromeda per espiare il suo peccato, di non aver dato il giusto esempio alla giovane, decise di sacrificarsi alla dea Athena; morì sul suo altare ( fuori quattro). La settimana successiva Crystal trovò il cadavere già in stato di decomposizione, capendo di essere rimasta l’ultima dei Cavalieri dello Zodiaco, decise di gettarsi nel fiume (fuori cinque); così la leggendaria dinastia degli eroici cavalieri si estinse.

Da questo punto in poi la storia, la leggenda, la terribile tragedia di Clorilla è nota a tutti, chi non ha pianto ricordando l’appassionata ed inconsapevole storia d’amore tra i due giovani?

Ma vale la pena ricordare ancora un poco un così immortale –ed immorale- esempio; potrete forse trovare, in questa versione dei fatti, dei particolari che non conoscevate.

La giovane aveva ereditato dalla madre selvaggi capelli biondi, cherry-lips e pure il vestiario; invece dal padre aveva ereditato la figura allungata e l’altezza ( che era infatti leggermente superiore a quella della madre, ed equivaleva a un metro e un cazzo e naturalmente una ciliegia –con il picciolo-). Con questo riconoscibile aspetto ed un sacchettino in spalla la ragazza decise di dirigersi verso la città, quella al di là della valle verde nella quale, appena nata, le era stato fatto il test del DNA, parte della sua vita che ignorava completamente. Si mise in cammino sulle sue gambette-stecchino “coronate” da zeppe attraverso il bosco, quando poteva benissimo camminare per strada ed arrivare alla fermata dell’autobus più vicina, il che le avrebbe evitato molte sventure, ma non era questo il volere della dea Athena.


Clorilla girò in circolo nel bosco per otto mesi circa, alla fine, facendo due passi in dietro ed uno avanti giunse sul limitare della foresta e nei pressi della città. Lungo la strada che costeggiava il bosco e conduceva in città, in una modesta casetta, si era ritirato a vivere, cacciato di casa dalla madre imperiosa, un giovane di bell’aspetto: la sua figura era resa snella da un reggi-pancia ed i fluenti capelli biondi a funghetto si muovevano al vento. Quest'individuo un giorno trovò Clorilla addormentata sul far del bosco e la portò nella sua casa.




Voi perspicaci cari lettori, se ce ne sono, potete già capire, o meglio sapete, grazie alla notorietà dei fatti che vi sto raccontando, chi quest’individuo fosse.

giovedì 11 gennaio 2007

COSA C'ERA PRIMA DI ME? 17.dicembre.2005


Ci stiamo chiudendo nei nostri piccoli mondi soli, come ognuno è solo, allo sbando nell'incontro con altre persone che certo non possono migliorare la nostra condizione di isolamento, non volontario, ma indotto.
Parliamo e non ci capiamo, non siamo più disposti a capirci e a comprenderci, ci manca la volontà di comprenderci perchè siamo stanchi, affogati dai nostri doveri senza intenzione di arrischiarsi in un'altra faticosa operazione come quella di guardarsi dentro a vicenda e scoprirsi.
Parliamo e non sappiamo più cosa proviamo, l'uno nei confronti di se stesso, nei confronti dell'altro e l'altro per noi, non sappiamo più cosa pensiamo delle cose stupide e di quelle intime, non sappiamo più chi siamo, come stiamo cambiando e come siamo cambiati, e quando ci scopriremo persone diverse da come ricordavamo che fossimo e che l'altro fosse sarà la fine.

E tutto questo a 20 anni, 20 cazzo di anni e sono già vecchia!!

Sto perdendo me stessa, la mia individualità, la mia personalità perchè non ho tempo per pensare. Sto diventando come tutti gli altri, dipendenti, adulti stanchi, stressati, grigi, istupiditi dalla loro stessa vita...

Mi chiedo se questo è il traumatico passaggio all'età adulta, dal sogno alla contingenza che ti priva via via con lo scorrere del tempo di possibilità.
Bene, se questa deve essere la vita io non voglio viverla, se questa deve essere la vita preferisco fermarmi qui, sarebbe del tutto inutile a me e agli altri andare avanti; ho già visto abbastanza da poter dire di aver imparato, sono già stata felice abbastanza da poter dire di aver vissuto, senza rimpianti, e ringraziandoti sempre per quello che hai fatto a me e per me, fino qui.
Se ciò che mi aspetta è il triste grigio conformismo stupido allora basta, davvero non voglio essere così.

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode VII

Appena Chrostina venne a sapere questo si fiondò (nel senso letterale della parola) da Pegasus, che non aveva più voluto vederla, e gli gettò un incantesimo per far innamorare Pegasus di lei. L’incantesimo ebbe effetto così si formò una nuova famiglia felice, rinchiusa in una bolla di amore artificiale della quale i componenti erano Chrostina, Pegasus e la loro figlia Clorilla.

Presto ci accingeremo a raccontare anche la storia della vita della giovane Clorilla, ma lasciate che vi intrattenga ancora un po’ narrando quello che avvenne dei suoi genitori, così potrete giudicare Clorilla sotto un'altra luce e modificare le vostre opinioni errate nei suoi riguardi.

Voi tutti sapete che Clorilla appunto rimase orfana molto giovane, infatti ben presto anche l’armonia di questa nuova famiglia ebbe termine.
Qualche mese in seguito alla vita nella bolla di amore artificiale, arrivarono nella regione due ragazze, queste erano famigerate assassine e cacciatrici, ricercate in tutta la galassia; queste due ragazze provenivano da Rockland, paese in cui erano molto acclamate ed apprezzate, luogo dal quale erano state sguinzagliate per catturare, vive o morte, tutte le pop-stars sulle quali era stata messa una taglia in quel di Rockland. Le due compirono il loro dovere naturale cioè quello di uccidere Chrostina Arrosticina Aguilera.(Non merita un elogio funebre). Così a pochi mesi dalla nascita Clorilla per prima cosa rimase orfana di madre.

Però quando Chrostina morì l’incantesimo in atto su Pegasus si ruppe e lui smise di amare la ciliegina, anzi l’ebbe in odio disprezzandone persino la tomba. Perciò Pegasus ebbe in odio anche la piccola Clorilla, rivestita delle colpe dei suoi genitori, per non commettere atti scellerati nei confronti della bambina, decise di partire per un lungo viaggio e per un lungo trip senza ritorno (fuori due).






















La piccola Clorilla passò quindi nelle mani di Andromeda; questi decise di occuparsene spinto dal suo istinto materno, infatti egli era gay: era questo che nascondeva con la sua aria triste e pensosa; e si dedicò completamente alla vita familiare. Andromeda allevò la piccola Clorilla come la migliore delle madri ed ella passò con lui i migliori anni della sua vita. Ma con il crescere dell’età cresceva anche l’inquietudine dentro di lei: Andromeda, con l’aiuto di Crystal- Syrio se ne era andato ormai da anni dalla valle verde, alle prime avvisaglie della disgrazia ( fuori tre)- aveva sempre tenuto nascosto alla ragazzina chi fossero i suoi genitori, per ciò crescendo con la curiosità di sapere chi fossero un giorno prese la decisione di scoprirlo.


Andromeda un mattino si svegliò e andando a chiamare Clorilla nella sua camera ebbe la sorpresa che da tempo temeva: Clorilla non c’era più ( evvai!!).

tutto ok!

a quanto pare problema risolto! evvai!

mercoledì 10 gennaio 2007

ANCORA!!

ragazzi...il solito problema al blog..ancora! BASTAAA!!

girotondo

Ricordo di aver pensato tutto questo in un attimo di secondo.

Woodstock, questa canzone parla di andare a Woodstock ma voglio capire cosa dice...ah! ma l'ho sentita già in passato,
ma adesso non posso distrarmi perchè sono impegnata sullo studio.

Ma se io avessi , in quell'attimo di secondo, coscientemente riportato nella mente questa frase sotto forma di pensiero compiuto certamente mi sarei distratta, ma non l'ho fatto.
Solo adesso è avvenuto, quando riflettendo, mi sono resa conto di quanto in quel momento sia stata abile la mia mente. Abilità adesso perduta.
Un cane autistico che gira su se stesso per conciliare il sonno!

martedì 9 gennaio 2007

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode VI

Naturalmente a Isabel chiusa nell’isolamento del tempio non era ancora giunta voce dello scandalo ma aveva udito il pettegolezzo senza dargli credito, sebbene avesse notato che i contadini la osservavano in maniera differente.

Ma un giorno la sacerdotessa udì una parte di una conversazione tra Pegasus e Chrostina nella quale lei ricordava al suo amante le loro ore di passione. Allora Lady Isabel indignata e furente uscì dal suo nascondiglio e trascinò con sé Pegasus, Chrostina e la piccola Clorilla per recarsi nella città al di là della valle verde nella quale c’era un ospedale.

Isabel aveva avuto la fulminante idea di correre a fare l’esame del DNA.


I tre rimasero all’ospedale due notti e tre giorni: seduti nelle sedie della sala d’aspetto nessuno si rivolgeva la parola; Chrostina sorrideva malignamente tra sé e sé assaporando l’agrodolce gusto del trionfo, Pegasus girava la testa disperato per incontrare lo sguardo delle tipe dalle quali era circondato, ma non incrociava quello di Chrostina.

Invece aveva incrociato una volta quello di Isabel, ma lei glielo aveva restituito freddo e duro, al che lui si era ancor più spaventato e sperso.

Alla fine un dottore portò il risultato dell’esame che fu questo:

il padre era Pegasus.

Chrostina subito espresse il suo entusiasmo con un gesto - dito medio- ed una frase di trionfo -alla Lady > “tiè, te l’ho tirata in culo!”-. La Lady appunto se ne andò sempre più indignata mentre Pegasus distrutto dalla situazione, implorante e piangente tentava di trattenerla.



Alcuni giorni dopo che nessuno sapeva nulla di quale fine avesse fatto la sacerdotessa ( molti pensavano ad un ritiro spirituale ), Pegasus si vide recapitare una lettera a casa; questa lettera era ciò che lui tanto aspettava, cioè notizie della sua adorata reincarnazione della dea, perché ebbene sì, lui l’amava profondamente e sperava nel suo perdono senza il quale si sarebbe ucciso. La lettera in realtà non conteneva le buone notizie che lui aveva sperato, ma una richiesta di divorzio con la totale tutela dei tre figli che Pegasus concesse per dimostrarle tutto il suo amore.

studying in the weekend



giovedì 4 gennaio 2007

LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode V

Qui finisce la prima parte della leggenda, che apparentemente non c’entra un cazzo con la tragica vicenda di Clorilla, ma se avrete un altro po’ di pazienza e sarete così gentili da volermi seguire scoprirete il nesso che lega le due storie…

Infatti la leggenda continua raccontando che qualche tempo più tardi Chrostina, che si era ormai stabilita nella valle verde, apprese di essere incinta. Ella si rese conto, in base al tempo, che c’erano due possibilità di scelta, cioè il padre del feto poteva essere Pegasus oppure poteva essere Phoenyx: se il padre fosse stato Phoenyx Chrostina aveva preso la decisione che avrebbe ucciso lei ed il bambino, ma la situazione non sarebbe stata meno complicata se il padre fosse stato Pegasus, poiché Isabel era sempre rimasta allo scuro delle ore di passione tra il leader dei cavalieri ed il cespuglietto biondo; in oltre da quel momento il suddetto cespuglietto si era innamorata di Pegasus e lo amava ancora.
Chrostina però riflettendo col suo cervellino di gatto, ( scusate ma non potevo fare a meno di scriverlo, è uno sfogo) era giunta alla conclusione che non avrebbe potuto sapere chi realmente fosse il padre del bambino fino alla sua nascita, perciò si ripromise di dire che il padre era Pegasus, anche se non fosse stato vero; lei pensava che tramite questo artificio avrebbe ottenuto l’amore di Pegasus.


Alcuni mesi dopo da Chrostina nacque una bambina che fu chiamata Clorilla; come già potete vedere, tutte le sue sventure non dipendono solamente da lei e dalla vita dissipata del suo compagno, ma le sono state trasmesse le colpe dei genitori, secondo l’ampio disegno di vendetta della dea Athena.

Insomma subito dopo la nascita di Clorilla, la madre iniziò a dire in giro che il padre era Pegasus sebbene lui negasse, il pettegolezzo si ampliò e si espanse a macchia d’olio passando di bocca in bocca; in breve tempo tutti i contadini della regione ne vennero a conoscenza. Per loro si trattava di un grande scandalo che spodestava dal piedistallo la loro amata sacerdotessa, poiché avevano sempre visto di buon occhio la sua unione con Pegasus; e pensavano che ella dovesse risolvere la situazione.

martedì 2 gennaio 2007

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LA MIRABOLANTE TRAGEDIA DI CLORILLA episode IV

Le cose scorrevano tranquille per la valle verde ma un giorno l’armonia della famiglia fu rotta dall’entrata in scena di un nuovo personaggio: Chrostina Arrosticina Aguilera.
Ella era giunta nella regione tra le montagne verdi a causa dell’esilio che le era stato imposto a Rockland (lei aveva tentato di entrare nel regno spacciandosi per una rocker, ma si vendeva lontano un chilometro senza binocolo che era una fintona).
Insomma questa “tipa” era dotata di una criniera di leone al posto dei capelli, se la vedevi in lontananza poteva sembrare un cespuglio nel vento, la sua altezza era pari ad un tappo un cazzo corto e una ciliegia ( senza picciolo), anche il colore del suo completino intimo (abbigliamento abituale) era paragonabile a quello di una ciliegia.
I suoi piccoli occhi, che erano come una barchetta in mezzo ad un fiume inquinato fotografata da un satellite nello spazio, al di fuori erano ricoperti da pitture rupestri rivisitate in stile glam.
Un anello bucava tre strati di cipria compatta e perenne sulla pendula narice destra, o sinistra, o entrambe.
Le ciglia brillanti intinte di perline pesanti ognuna 13 carati rilucevano nella notte come catarifrangenti (anche di giorno). La lingua poteva uscire, oltre che dalla bocca, da un foro sotto il labbro inferiore; Chrostina pensava che fosse una cosa molto sexy.

Come potete ben capire questo appariscente personaggio colse subito l’attenzione degli abitanti della valle verde -che tra l’altro camminavano scalzi- ed in particolare catturò l’attenzione di Phoenyx che appena la vide diventò pazzo di lei, la sua pazzia si manifestò con frequenti sogni hard ad occhi aperti.
Ma Chrostina non era affatto attizzata dal muscoloso cavaliere bensì attratta dallo charme del fascinoso leader dei quattro, che però non la cagava essendo in costante adorazione di Isabel.
Venuto a sapere che il suo desiderio era senza speranza di essere appagato Phoenyx, attaccato da un momento di pazzia più folle degli altri, stuprò Chrostina. Qualche ora più tardi, dopo essersi ripreso ed aver capito ciò che aveva appena fatto Phoenyx, pentito per la sua scellerata azione si uccise ( fuori uno).
Chrostina disperata, ma non troppo, per quello che le avevano fatto -perché in fondo c’era abituata- piangendo giunse presso il tempio da Pegasus. Egli iniziò a consolare la ragazza ma in quel mentre, affascinato, pensò che fosse il momento buono per approfittarsi di lei, anche se era distrutta, così Pegasus se la fece e Chrostina fu stuprata per la seconda volta nel giro di cinque ore.

visione dal futuro

Eccomi qui. Seduta accanto al finestrino di questo treno che mi porterà nella città dove incontrerò l'uomo del mio spirito.
Un lungo cammino di alta velocità fisica ed estrema lentezza mentale.
Stringo ben salde nella mano grandissime aspettative di novità, e porto sulla schiena, chiuso nello zaino, in modo che non possano sfuggire prima del tempo debito, un barattolo di sogni coltivati per anni.
Sì, eccomi seduta segnare sul mio taccuino da viaggio ogni punto di questa spropositata aspettativa.
E domani quanto sarà trasmutato in materia?
Rimangono immagini nella mai mente che cercherò in ogni modo di stampare in modo chiaro, fotografie mentre ferma me ne vado languidamente lungo la direzione opposta.
Sensazioni che contrastano così fortemente le mie emozioni che presto saranno accantonate per non distruggere tutto quello che provo e tutto quello che sono.
E l'uomo del mio spirito sarà rimasto l'uomo del mio spirito.
Non riporterò indietro il mio barattolo di sogni e la mia mano sarà aperta.

Il fatto è che questo "viaggio" non è importante per quello che andrò a fare, quanto per quello che rappresenta per me.
E per me rappresenta il riscatto al di là del rigore del grigiore.
Sarà la dimostrazione che l'unica cosa che posseggo non è inutile e deleteria per vivere (vivere? sopravvivere è già un eufemismo!), ma è tutto ciò a cui non si può rinunciare se si vuole vivere.
Sarà un pugno contro la ragazzina chiusa nella sua cameretta.
Sarà un passo verso il voler fare qualcosa della propria vita adesso! che è l'ora di smetterla di perdere tempo.
Ed è per questo che, quello che non è in realtà un viaggio, diventa un viaggio a tutti gli effetti dentro di me.

E sapendo tutte queste cose io sono ancora la ragazzina chiusa nella sua cameretta che vede nella mente la sua partenza.
Sapendo tutte queste cose io sono ancora qui a prendere la decisione se partire!
Allora dovrei io non partire?